martedì 1 febbraio 2011

La forma è sostanza...

...e questo la dovrebbe dire lunga su quanto accade oggi, ma era già prevedibile ieri.



Risultava già interessante un pezzo della Roberta De Monticelli (https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjaJfTEf0_dXIhmvh9hyphenhyphenM-dNEadZyzPOBXawa23z9H4WT_UHFDIyJBphbfursUqyft4a5z4Pl9ikVimehjUc7ZgtrHpnEMrII1ZEXvlXHwIlKDiq_X4Pjgt7QH8xSqgLv_BdpYhJOzSG-E/s1600-h/deMonticelli2.JPG) nella quale l'autorevole filosofa esordiva, dicendo, che la sostanza che prevale sulla forma, "...è, in linea concettuale, ammettere che sia legittima qualsiasi azione che sembri buona a chi ne ha la forza. Ad esempio, fare la marcia su Roma..."

Ora, riflettendo sugli episodi di oggi, faccio davvero fatica a capire chi continua ad accettare certi comportamenti del Sig. Silvio Berlusconi, nel momento in cui questi incarna la figura e la funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri che, secondo la nostra Costituzione dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, mantenendo l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri (art. 95 Cost.). In sostanza, egli è un po' il padre putativo della Res-publica, in quanto è a lui che il Padre della famiglia repubblicana - il nostro Presidente - affida la gestione della "cosa-pubblica" (art. 92 Cost.).

Dunque, il Capo del Governo, pur nell'esercizio di un mandato politico coerente con un programma di governo, desiderato ed approvato dal popolo sovrano, esprime la volontà del popolo italiano ed in certo qual modo, ne mostra anche quella che dovrebbe essere la faccia migliore o, quanto meno, più condivisa.

E allora mi domando e domando - ma vorrei che mi rispondesse sul punto l'odierno elettore del PDL - come può un cittadino italiano, comunque la pensi, sentirsi rappresentato da chi ha deciso e continua a fare cose sull'unico presupposto che ne ha la forza per farlo?

Non mi riferisco, evidentemente, ai più recenti fatti di cronaca, che niente hanno a che fare con i fatti della politica, in quanto già gravi di per sé e comunque soggetti al vaglio della Magistratura: questa, diversamente da quanto si vuol far credere, non agisce per innescare una guerra tra poteri (semmai la subisce), ma nel rispetto della Costituzione, giacché nel nostro ordinamento costituzionale l'esercizio dell'azione penale è (ancora e spero resti) obbligatoria (art. 112 Cost.); piuttosto, proprio per la funzione pubblica ricoperta dal "Primo Ministro" e dunque giustamente esposta al giudizio del popolo-sovrano, sarebbe stato molto più semplice astenersi da certi comportamenti o da certe frequentazioni, per evitare di rimanere invischiato in certe squallide situazioni personali. Ma queste sono, ovviamente, scelte personali, che ci espongono, come popolo.

Ora, c'è un grave rischio che riguarda tutti e cioè che ci abituiamo a quanto accade; che si supera ogni scandalo, sempre più grave, abbassando il livello di guardia, esponendo il nostro Paese e quindi la Res-Publica, la Cosa-Pubblica, a diventare la cosa privata e a trasformare il popolo-sovrano tenuto a controllare il popolo-suddito controllato.

C'è un gravissimo problema che si identifica con l'incapacità di indignarsi, di scandalizzarsi, di provare orrore per certi episodi che feriscono gravemente le istituzioni democratiche ed il concetto di Unità Nazionale. Addirittura, lo strumento mediatico trasforma questo senso di orrore, proponendo di osservare il tutto da una prospettiva diversa da quella istituzionale (http://www.giornalettismo.com/archives/110674/marina-berlusconi-roberto-saviano/).

Con pacatezza, ma determinazione, Michele Santoro prova a fornire una chiave di lettura o, per meglio dire, esprime un sommesso grido di dolore e di allarme, per un subdolo modo di legare le mani a chi è tenuto a fornire al popolo-sovrano le informazioni per decidere "sua sponte" e non anche per obluminargli la mente, secondo un modello da lapsus froidiano evidente nello stesso titolo di uno dei programmi più in auge, quale il "Grande Fratello": quindi, decidendo chi deve essere controllato, per chi lo deve controllare e dunque, controllandolo (http://www.youtube.com/watch?v=VTl03m_BIqg).

Mi domando, quindi, come nessuno del PDL si sia mai posto il problema di certi comportamenti del loro più autorevole rappresentante, tanto e talmente rappresentante di quel popolo, da averlo fagocitato nella sua stessa identità elettorale, dando vita a quel sistema, peraltro scopiazzato dagli altri leader di partito, dimostrando nei fatti, questi ultimi, della relativa incapacità di presentare un'alternativa democratica di governo, relativamente al cui modello odierno, Enrico Berlinguer non solo si rigira nella tomba, ma sono certo vorrebbe uscirne per riportare un briciolo di dignità nella politica di tutto l'arco parlamentare (http://www.youtube.com/watch?v=2uxmPbPSCK4).

La forma è sostanza.

Questo è il punto.

Ed allora, sarebbe già stato sufficiente osservare certi comportamenti e domandarsi come mai, nel panorama internazionale, nessun altro capo del governo si è mai spinto ad assumere atteggiamenti giocherelloni, in virtù del suo modo di essere troppo se stesso e così poco rappresentante del proprio popolo, tutto il popolo italiano.

Ci sarebbe da domandarsi per quale motivo chi avrebbe dovuto rappresentare il popolo italiano, aveva la necessità di costruirsi un look inconsueto, tanto da sorprendere lo stesso capo ministro inglese (http://www.youtube.com/watch?v=_dFg6vIMV40), preoccupato di essere ripreso dalla stampa in simile imbarazzante compagnia. Sicuramente, lo stile anglosassone, mal si addice al temperamento latino che caratterizza il nostro Primo Ministro, ma certamente si dovrebbero salvare almeno le forme, evitando di ridicolizzare la nostra rappresentatività con quello che resta comunque il simbolo di una forte dinastia monarchica (http://www.youtube.com/watch?v=8SI8m3iBcqs&playnext=1&list=PL4D3380E0F225CC44).

Forse, più fredda e pragmatica è la Merkel, ma ci sarebbe comunque da domandarsi se è poi così necessario umiliare un capo di Stato per una telefonata personale (http://www.youtube.com/watch?v=ZaEw_9ph6BU). Ma forse questo è legato ad un disagio profondo, tanto da potersi permettere di offendere in modo aspro un rappresentante del Parlamento Europeo, coinvolgendo, ancora l'Italia ed imbarazzando, evidentemente, gli stessi "compagni di merende" (http://www.youtube.com/watch?v=IyeUl3zEJtU&feature=related).

Assenza di galanterie e di buone maniere che vengono meno, in ragione dello sfrenato bisogno di essere il protagonista (http://www.youtube.com/watch?v=0pzljN-R57g&feature=related).

Peraltro, talvolta, vi sono alcune reminescenze sulle galanterie che vanno usate verso i Capi di Stato e quindi, forse per un lapsus, scambiando Gheddafi per il Papa, si prodiga ad un bacia mano molto riverente (http://www.youtube.com/watch?v=XH4Xx3t2uUM). E verso di lui ogni Capo di Stato che lo conosce bene, sa offrirgli quanto di meglio questi possa apprezzare. Così che Lula gli offre ben volentieri una serata rilassante con sei ballerine di lap dance (http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-brasile-ballerine-453160/).

Insomma, credo che sarebbe un nostro diritto pretendere che ci rappresenta, rispetti almeno le forme (http://www.youtube.com/watch?v=lkebeLps1bY&playnext=1&list=PL86FA2E32C23D01B2) e non imponga la sostanza.

Diceva la De Monticelli, che per il solo fatto di poter far delle cose, non necessariamente si debbono fare...a maggior ragione, chi svolge pubbliche funzioni.

Così non sembra strano che una moglie che non ne può più, che conosce a fondo il marito, se non altro per il regime di convivenza (o forse connvienza?) matrimoniale manda a carte quarantotto un matrimonio: forse perché indignata come donna, ma anche come cittadina e, perché no, forse in quest'ultimo ruolo, persino preoccupata per la sorte del Paese in mano ad una persona che giudica ammalata (http://www.youtube.com/watch?v=1OrTWbHO0RE): si invoca il diritto alla dignità.

Di persona e di persone...perché non ci domandiamo abbastanza spesso dove sta finendo la nostra dignità di popolo? (http://www.youtube.com/watch?v=9XCKq8bdIoU).

Ebbene, i più recenti fatti di cronaca, segnano solo l'epilogo di un comportamento privo di forme ed imposto dalla sostanza, in ragione dell'unica circostanza che chi esercita queste azioni è convinto di poterlo fare e lo può fare.

Diceva Oscar Luigi Scalfaro che durante la sua presidenza, l'allora Primo Ministro gli chiese se poteva inserire nel suo governo il suo avvocato, giacché la legge non lo vietava. Ed il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Padre della Costituzione gli rispose: "Non è necessario che la legge lo vieti".

Insomma, ci sono cose che non è necessario siano vietate dalla legge per non essere fatte e sicuramente, il mancato esercizio della forma, degenera anche la sostanza delle cose stesse.

L'artista non realizzerà mai la sostanza della propria opera, se non secondo un processo di forma, che limita lo spostamento della mano e quindi della pennellata.

Nell'arte della politica, chi ama il proprio Paese assume un comportamento che nella forma, è amore e rispetto per il proiprio Paese, rinunciando a se stesso ed a quei limiti umani che il ruolo pubblico e la reale capacità di esercitare una pubblica funzione, impone.

Per questo vorrei che qualcuno del PDL mi chiarisse sino a quando certi comportamenti saranno da ritenere, comunque tollerabili e, soprattutto, per quale motivo: cioè dove sta quella "ragion di Stato" che talvolta ha giustificato anche crimini orrendi.

Nessun commento:

Posta un commento